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Il mondo dopo steve jobs

Il sacrificio di Passera

Per la seconda volta in pochi giorni ho sentito usare a sproposito la parola sacrificio, e, non casualmente, la prima volta da Monti, la seconda, ieri sera, da Passera.

Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio, durante una conferenza stampa, ha testualmente detto che “si chiede un sacrificio a quanti hanno usufruito dello scudo fiscale”: ovvero, se uno ha evaso le tasse per anni, rubando alla collettività, e poi, avendogli permesso di prendersi gioco di tutti noi, riportandosi a casa per due euro il malloppo, si decide che forse qualche euro in più ce lo dovrebbe restituire, ecco allora che ci scusiamo anche.

Bisogna uscire dall’equivoco: il patto tra lo Stato e lo scudato si può violare se si viola quello tra INPS e pensionati, o tra proprietari di casa e Comuni; se io ho calcolato la redditività del mio investimento immobiliare prima dell’IMU, e poi mi cambiano le regole, non dovete scusarmi con me più che con il ladrone scudato?

L’uso più sorprendente del termine sacrificio, però, è venuto ieri sera dal ministro Passera, che ha purtroppo ribadito la strana consuetudine italica di comunicare con il Paese tramite un talk-show televisivo; incalzato da Fazio (che è, nella retorica classica, un ossimoro), tra uno sbuffo e uno scatto d’orgoglio ci ha comunicato che avrebbe venduto le sue azioni di Banca IntesaSanPaolo, così da chiudere il problema del conflitto di interesse, “seppur inesistente”.

Io, dotato di decoder evoluto, ho subito riavvolto e riascoltato, poi ho guardato fuori dalla finestra certo di vedere la gente sfogarsi a gran voce sul balcone; e invece no, anzi, “era ora”, “finalmente gente con senso dello Stato” etc. etc.

Il dottor Passera, come CEO, direttore generale e Consigliere di BancaIntesa, nel 2010 ha percepito uno stipendio di circa 3,5 milioni di euro, e negli anni precedenti ha raggiunto anche cifre molto più rilevanti. Vendere le azioni in suo possesso significa incassare 8,5 milioni di euro, non so valutare la minusvalenza, ma, anche se valesse altrettanto, sopravviverà.

Questo leitmotiv del sacrificio, dell’alto senso dello Stato, dell’amaro calice ingoiato per il bene del Paese; questa retorica abusata e peggiorata da un finto understatement, questa è la parte insopportabile di una vicenda che diventa ogni giorno più surreale.

E poi, sarà così gentile il dottor Passera da esporci su un sito internet tutti i suoi asset finanziari, controllati direttamente o tramite fiduciarie, in Italia e all’Estero? Il conflitto di interessi si risolve non neutralizzando una cosa che tutti hanno sotto gli occhi, ma rendendo esplicite connessioni non note (che ne so, con Alitalia, con Ligresti, con Fininvest, dico per dire). Io credo che un servitore dello Stato debba davvero sacrificarsi, ma fino in fondo: se poi è ricco come Creso, che conferisca ad un blind trust tutti i suoi averi (TUTTI), con la sola promessa di riavere il suo patrimonio alla fine del suo percorso politico.

Anche perché, se uno “non deve rispondere a nessuno di quello che fa” (ipse dixit, fatta salva una frettolosa precisazione successiva), beh, allora la forma deve davvero diventare sostanza…

  1. postato da kisbo