Il coraggio di cambiare, la madre di tutte le mie preoccupazioni. #isday
Lo ribadisco, a me piacciono i treni lenti e #notav. Nessun treno sconfiggerà mai i bit: un mondo intelligente ridurrà lo spostamento delle merci, rivaluterà le filiere corte e i prodotti locali, utilizzerà il digitale per rendere più efficienti i trasporti, accorpando e razionalizzando i flussi. Cosi calcoleremo meglio anche i viaggi dei treni, che potranno prendersela comoda.
E poi, miniaturizzeremo molti oggetti, ne disidrateremo altri; i vuoti non torneranno indietro perché non ci saranno più, i rifiuti verranno smaltiti in loco. Dimuinuiranno i volumi e aumenterà la qualità. Non avremo più cisterne piene di combustibili, perché useremo il sole o l’elettricità, a volte il vento o la geotermica. Non sposteremo bilici di ferraglia, perché le auto saranno più intelligenti e sicure, quindi più leggere, e con le loro gomme riciclate faremo borse o poltrone.
Oggi dovremo seriamente parlare di questo, non delle farneticazioni di qualche stampatore di volantini. Contemporaneamente qualcuno dovrebbe discutere con chi fa salire lo spread, e farlo smettere, perché la regola “se qualcuno ci perde è perché un altro ci guadagna”, ebbene, questa regola, oramai, l’abbiamo afferrata tutti.
Non si può mantenere lo status quo, fatto di immense sperequazioni, di ingiustizie palesi, di conservazione dei privilegi: serve coraggio, serve modernità. Serve fatica e lavoro, e preoccuparsi del benessere collettivo, della felicità degli altri. Bisogna rompere gli schemi, non demolendo tutto ma cambiando tutto, ogni giorno un po’, con coraggio.
Una conquista del nostro mondo occidentale è il dialogo: non si distruggono i paesi con le guerre, neppure con quelle finanziarie. Se un padre greco non ha cibo per sfamare i suoi figli, allora ci si ferma e tutto viene messo in discussione; non si umiliano i deboli, non esiste legge o banca che prevalga sulla dignità delle persone.
In questi giorni ci è stato chiesto di contribuire alla formulazione di proposte concrete per rilanciare l’Italia, per ripartire da capo, come in una start up. Ecco, io penso che si debba fare come in una start-up, stabilire un obiettivo ed un metodo.
1) Vogliamo far lavorare tutti, e aiutare le nuove generazioni: un cantiere, anche in Italia, finisce, un sistema strutturale rimane e cresce. Quindi, il focus è sulla costruzione di un nuovo modello, dove si spende se si ha una visione di lungo periodo, quella con meno traffico su strade e ferrovie e più intelligenza digitale.
2) Più economia, meno finanza. Una start up può attirare anche grandi finanziamenti, ma il redde rationem è economico: se non arrivano i numeri, se il saldo non è positivo, prima o poi si spegne. Anche Instagram non ha dimostrato nulla, Facebook ha scommesso un miliardo di dollari ma non è stata generata nessuna ricchezza, si è solo trasferito del denaro. Quindi va disincentivata la generazione di denaro con il solo denaro, chi ha i soldi deve metterli in circolazione investendo e creando nuove opportunità di lavoro; se sceglie di non farlo deve subire una tassazione pesantissima (ovvero, il contrario di quello che capita oggi). Nessuna start-up smette di investire e specula, se non vuole fallire.
3) Il team. Una start up ha bisogno delle persone giuste, capaci di crescere e motivate. Nessuna start-up tollera dei founders che si regalano stipendi di lusso, anzi, è buona regola che non guadagnino nulla prima di aver fatto quadrare i conti (e dopo aver pagato anche l’ultimo degli stagisti). Nessun Presidente del Consiglio o Ministro o civil servant è credibile se guadagna più di quello che gli serve per la stretta sopravvivenza, tanto più in un momento così; poi, se si raggiungono gli obiettivi e se si è lavorato bene, sarà possibile anche ottenere qualche sobrio riconoscimento (sobrio, non 1000 euro al giorno di pensione)
4) Il network. O le cose si fanno tutti insieme, o si perde tutti. Nessuno può godere se gli altri soffrono, Google non esisterebbe senza i milioni di siti che usano AdWords, Apple sarebbe poca roba oggi senza musica, 3G e wifi. Non facciamo salti di qualità se un manager pubblico non può essere sfiduciato dai suoi azionisti (i cittadini); se Equitalia può comunque notificare fuori tempo massimo; se gli Uffici per le Relazioni con il Pubblico non sono accessibili facilmente; se non esiste online un sito sul Patrimonio Artistico Nazionale. Insomma, digitalizzare la televisione ha fatto cambiare apparecchio a milioni di persone, che hanno imparato ad usare un decoder ed a sintonizzare i canali; non si potrebbe digitalizzare lo Stato e costringere milioni di piccole, medie e grandi aziende a cambiare un po’ le abitudini? Non c’è neppure bisogno di sovvenzioni, sono cambiamenti che hanno un impatto economico positivo immediato.
Non esiste uno startupper che si possa permettere di non pensare in grande: occorre essere un po’ matti, un po’ laterali nel pensiero, un po’ presuntuosi; disruptive, dicono nella baia. Così, con l’idea di costruire tutti i giorni un pezzo, piccolo, di un progetto gigantesco, così forse ne usciremo. E ci godremo, felici, una vecchia vaporiera che sfiora la Valle di Susa, portando centinaia di turisti sorridenti al parcheggio di una Fiat Solar Cabriolet.